Le riconosci?
Se hai visto queste due immagini almeno una volta nella vista ti sei già sottoposto ad un esame della vista.
Sono immagini tipicamente utilizzate durante quest’esame per misurare la capacità dell’occhio di mettere a fuoco gli oggetti vicini e lontani, e sono prese da uno strumento chiamato autorefrattometro.
A cosa serve l'autorefrattometro durante l'esame della vista
Quello che è comunemente conosciuto come esame della vista (che in gergo tecnico si chiamerebbe test dell’acuità visiva) si compone di diverse fasi, quella iniziale coinvolge proprio l’autorefrattometro.
Questo dispositivo serve per misurare il potere refrattivo attraverso l’utilizzo di immagini che inducono i nostri occhi a guardare un punto fisso.
Quelle più comuni sono appunto “la casetta” e “la mongolfiera”.
Dapprima queste appariranno sfocate, per poi diventare sempre più nitide man mano che i muscoli ciliari deformeranno il cristallino per la messa a fuoco (questo processo è chiamato anche accomodazione).
Dal test con l’autorefrattometro verranno ricavati dei parametri oggettivi che ci daranno una prima indicazione su come poter correggere alcuni dei difetti visivi più comuni come miopia e ipermetropia.
Questi dati, assieme alla prescrizione oculistica, ci aiuteranno nella scelta dei giusti mezzi correttivi (occhiali o lenti a contatto).
Ci sono poi anche altri aspetti di cui tenere conto, come stile di vita, ore di utilizzo dei mezzi correttivi nell’arco della giornata, il tipo di lavoro svolto, sport ecc…
È quindi da queste immagini che comincia tutto il processo che porta alla ricerca della soluzione più adatta per i principali difetti della vista.
Non è che l’inizio però, c’è bisogno anche di altri test per garantire il giusto comfort visivo, ma li vedremo più avanti…
Ve lo spiega Eleonora
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